La fortuna di chiamarsi Giuseppe

Mi sento come Nanni Moretti in una scena del film Aprile, quando davanti al televisore assisteva nevrotico alla trasmissione Porta a Porta e urlava: D’Alema reagisci, rispondi, dì qualcosa. Reagisci… e dai…dai… reagisci, rispondi. D’Alema dì qualcosa, reagisci…dai…dì qualcosa, D’Alema rispondi. Non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi. D’Alema dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D’Alema dì una cosa, dì qualcosa, reagisci…

Anche a Messina si aspetta qualcosa di sinistra, anche non necessariamente di sinistra, magari di civiltà, di umanità ed invece i comunicati stampa e “le reazioni a caldo” arrivano sempre da destra, come se si debba applicare il codice stradale. In tre distinte circostanze, le vicende della Villetta Quasimodo, dell’hot spot di Bisconte e dello Sprar di Curcuraci, si sono susseguiti in ordine cronologico, comunicati stampa nazionalpopolari, per usare un eufemismo, e repliche dell’Amministrazione. Per quanto si legga, anche chiaramente, lo sforzo di contrastare la deriva razzista da parte dell’Amministrazione, non si riesce a comprendere né il senso degli interventi ex-post né l’assenza quasi totale di repliche provenienti dalla sinistra cittadina. È oramai chiaro, che in città una parte della politica cavalchi le preoccupazioni di molti cittadini per il fenomeno della migrazione, e i timori si diffondono alla velocità della connessione internet, alimentandosi con le dirette Facebook e con i videodenuncia costruiti ad arte. Infatti, le diverse situazioni, sfruttate nel peggiore dei modi, come risposte ad un finto bisogno, vengono segnalate tempestivamente sui social. Ma i tanti, come me, che credono nell’accoglienza reale e nell’integrazione, ritengono che non solo servano interventi ex-ante per prevenire occasioni che diano adito alla propaganda filo-razzissta, ma che ci siano prese di posizione chiare, nette e distanti da parte di quella sinistra che ambisce a definirsi tale. Nessuno nega che la gestione dei migranti, come ama definirla qualcuno distaccatamente, sia complessa e che necessiti di interventi atti ad un’integrazione concreta che guardi principalmente al rispetto dei diritti umani, ma dobbiamo fare anche i conti con barriere culturali che rischiano di divenire veri e propri muri in cemento armato. Di sovente, ci si dimentica che quando si fa riferimento alla gestione migranti si sottende al vero oggetto della questione, esseri umani. Di certo, nessuno pretende che debba essere Messina a cambiare prassi e modalità d’accoglienza, ma può essere un buon punto di partenza occuparsene fattivamente, prevenendo avvenimenti che possano pregiudicare il buon esito dell’integrazione. In un momento particolarmente complesso, costellato di criticità economiche ed occupazionali, facce della medesima medaglia, chi è privo di contenuti e di idee si rifugia dietro la sempre efficace politica del capro espiatorio, che finisce per concentrarsi esclusivamente sul più debole. La politica non può permettersi di discriminare il bisognoso per identità, religione o colore della pelle, non possono esistere discriminanti e indicatori di priorità, perché l’essere nato in condizioni favorevoli, a prescindere dall’area geografica, non dipende dalla nostra volontà. Per essere ancora più espliciti, nessuno di noi, può scegliere in quale parte del mondo nascere ed in quale contesto economico-familiare, dunque proviamo a mettere in pratica un po’ di reale cristianesimo, di cui rivendichiamo ad ogni piè sospinto i principi d’umanità, fratellanza e solidarietà. Con le parole di Nanni Moretti ho iniziato questa breve riflessione e con le sue voglio terminarla: “Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza…” ( Caro Diario)

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