Scritti senza pretese

Pensieri

Si rincorrono i pensieri come fossero bambini al parco,

li conto e li riconto e sono sempre loro.

Un soffio mi risveglia dal torpore,

so cos’è ma ho paura a dirlo.

Sto forse sbagliando? L’impalpabile mi rianima per un attimo.

Le immagini si fanno sbiadite e tutto scompare.

Poi riappaiono con il loro profumo e un calore mi pervade.

Alba dopo alba tutto si ripete.


Amarcord

È fermo lì, in un angolino, sta buono buono, in attesa

di un momento.

Mille colori, note e sorrisi mi legano alla vita.

Sono frastornato,tutto all’improvviso, entro e trovo il paradiso.

Sfumature di oro e smeraldo per due occhi che fanno ubriacare.

Goffo per com’ero non tenevo il ritmo ma il fuoco divampava e così

andavo a ruota libera.

Aspettavo qualcosa che non esiste, forse un segno.

Ecco ci risiamo.

La delusione, la sconfitta, l’amarezza per un’età che ora rivorrei.

Apro lo sportello, accenno un inchino e ritorno al mio destino.


Velluto

Caddi nel tranello di una luce che ancora cerco,

Nessuno può dire cosa sia stato, accadde.

Tra tutti i me ci fu l’unanimità, perciò avvenne.

Ho bisogno di sapere, cerco risposte che non si possono inventare.

Non è lo scintillio del verde, nè la piega armoniosa delle labbra, nè la pelle vellutata.

Ne sono certo è il suo attraversarmi, ne sono persuaso è il suo portarmi alla realtà.

Ma cos’è la realtà senza l’inganno di una luce che non vuole scaldarti?

I miei me lo sanno già, si sono arresi a quello che pigia i tasti e

che vede con gli occhi chiusi.

Noi ci siamo


Un angolino

I bagliori delle prime luci mi pizzicano le guance,

mi picchiettano sulla spalla.

Sono trascinato scompostamente nei meandri già percorsi.

L’intensità mi porge la mano e mi sussurra ciò che serve.

Sono sempre io, lo sono sempre stato.

Il quadro aveva già abbandonato il muro senza preavviso.

Infinite volte ho visualizzato una parete dove appenderlo,

ma non s’intonava con i miei sogni.

Non è un miraggio, non è una visione onirica, ho trovato quell’angolino

e il muro reggerà.


Speranze

Il rumore del vento non riesce a coprire il frastuono delle ossessioni,

potrei contare ogni singola onda e non quietarmi.

Nel labirinto di cui conosco già l’uscita, non ti trovo,

ad ogni passo mi allontano.

Mi siedo e aspetto, un flebile cenno, una parola non proferita.

Analizzo e sprofondo, poi riemergo strizzo i panni della speme e

attendo.


Violato

L’ultimo respiro, comando pace e serenità,

socchiudo gli occhi e i muscoli obbediscono.

Atterro come un aliante, lo sguardo è vigile.

Attendo un segnale, ormai è un automatismo,

i battiti scandiscono il tempo ma i pensieri

d’improvviso cambiano direzione, formano vortici,

sei qui con me, dannazione devo risalire.

Ho smarrito il senso dell’essere qui, non posso evitarti.

Il rifugio di tante avventure non è più al sicuro,

le barriere sono violate, vengo attraversato.


Scirocco

È un minuscolo particolare a cui non dai peso,

ti mancano altri dettagli per capirlo.

Sei ansioso e non sai dartene una spiegazione,

attendi e non sai cosa.

Quando meno te lo aspetti la nebbia si dirada,

intravedi l’immagine sempre più nitida.

C’è sempre stata seppur ben celata

L’afoso vento scombussola i destini spazzando

ciò che non si è mai appreso.

È tornata la foschia lei è andata via.


Il Terrazzo

Un invito celava il preludio,

sfacciato come chi tutto può e nulla teme, lo raccolsi.

I brividi mi caricavano di aspettative,

quella scala sembrava infinita.

Dove sono? mio fratello è accanto a me come sempre.

Un attimo per capire, una vita per guarire.

Ho ancora gli occhi di Kabir e posso sferrare quel colpo.

Il destino è compiuto, il sette è arrivato.

Vinta la battaglia rimane solo la voglia di tornare alla guerra.

Una fessura incoraggia la luce ma il buio rimane,

sono irrequieto non vedo il terrazzo, voglio combattere.

Vinco ancora è sono triste, ora è cemento.

La luce entra ma non vedo.

Dove sono i colori? Oggi non riesco a scorgerli.

Mio fratello è via ed io sono smarrito.

Ho bisogno di sangue, sono appassito.

Sono io il nemico ma un fazzoletto stavolta mi salva.

È ancora penombra, intravedo un colore.

Il sette è tornato, nulla ha salvato.


Terra

Luce verde nell’oscurità, via d’accesso sorvegliata.

Terra di Eolo, generosa con chi dimora. Ingannata nei disegni. Offesa nel ricordo.

Riesci ancora a perdonare?


Il sentiero

Inciampai innumerevoli volte e continuo a farlo,

dalle asperità della terra tutto appare ben definito.

Destarsi dall’incertezza diradando la nebbia è la via,

indugiare oltre mieterebbe ancora.

Non basta un plenilunio, né un tuffo ardito a portare luce

là dove mi sono perso, ogni sforzo è insufficiente.

So di essere vicino, scorgo un chiarore, lo fiuto,

rimango sul sentiero.


Bisbigli nella risacca

Vi ho accolto come foste figli miei e forse lo siete stati,

Per secoli vi ho sfamato, vi ho ispirato.

Avete imparato a scrivere per narrarmi,

con morbidi pennelli avete provato a spiegarmi.

Vi ho dato tutto me stesso ed in cambio non vi ho chiesto nulla.

Ho visto padri insegnare ai figli, nonni ai nipoti e così per generazioni.

Tutti a prendere, nessuno a dare.

Ma quanto potrò resistere?

Sto perdendo le mie tinte, sto rimanendo solo ed a poco a poco mi spengo.

Che farete quando sarò morto? Dove porterete le vostre donne ad innamorarsi?

Di cosa parlerete nei vostri versi? Cosa dipingerete con i vostri pennelli?

Che storie racconterete ai vostri nipoti?


Anatomia del pianto

Un pensiero, un motivetto, un’immagine.

Lacrime nell’oscurità, lacrime nel silenzio.

Sembrano infinite, seguono un percorso

che vorrei percorrere a ritroso fino all’origine.

Mi rassegno ne produrrò ancora.


Il costumino rosso

Tra i tanti ricordi che trovano posto tra le pieghe delle mia memoria, quello che emerge più spesso, prepotentemente, vorticosamente, descrive uno stato d’animo, un carattere e forse un desiderio.

Macchie di colore, ognuno col proprio significato, con la propria simbologia.

Un albero con un fusto marrone altissimo, una folta chioma verde.

In primo piano, un bambino, io, un corpo che racconta una breve storia d’altri tempi, scuro come il tronco, vibrante come corda, scattante come molla.

Il costumino, quello rosso, il mio preferito, mi riporta al mare, la mia casa.

Un’altalena, la voglia di rimanere sospeso tra cielo e terra, osservo il mondo alla rovescia.

La grinta, la curiosità, la voglia d’avventura li porto ancora addosso.

I colori sono sempre gli stessi, solo un po’ sbiaditi, ma è in giornate come questa che senti il bisogno di ritrovarli tutti, uno dopo l’altro, ognuno col proprio significato, con la propria simbologia.

Dalla terra la stabilità, dal mare la forza, dal cielo la leggerezza, il fuoco, dentro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...