Ai nastri di partenza!

È trascorso quasi un lustro, da quando decisi di dare il mio contributo da consigliere della VI circoscrizione.

In questi 5 anni non ho maturato rimpianti, ho agito sempre con grande trasparenza e lealtà nei confronti di chi mi affidava le proprie preoccupazioni, i propri problemi. Mi sono occupato di tutto ciò che compete ad un consigliere circoscrizionale, sposando volentieri anche delicate battaglie contro illegalità ed abusivismo. Posso affermare, con piacere, di essere giunto a 40 anni vestendo i panni istituzionali, imponendo a me stesso il massimo rigore, nella vita pubblica come in quella personale. Ho vissuto l’esperienza politica dando quotidianamente il migliore esempio possibile. Oggi, a pochi giorni dalla scadenza del mandato, sono pronto a chiedere ai messinesi il consenso necessario per rappresentare la città di Messina come consigliere comunale. A chi mi chiedeva se fossi in campagna elettorale rispondevo che chi ha lavorato per 5 anni sempre al fianco dei cittadini dovrebbe solo raccogliere i frutti di quanto seminato. Ho iniziato il mio mandato elettorale muovendo critiche di ogni genere e in qualsiasi circostanza, ho esercitato il mio ruolo di consigliere all’opposizione, ma chi mi ha seguito in questi anni sa che non ho mi sono mai opposto per partito preso. Nel corso di questi 5 anni ho privilegiato la strada della collaborazione con quest’Amministrazione. Sono state tante le volte in cui ho ringraziato pubblicamente un componente della Giunta Accorinti per aver dato seguito alle mie richieste. Da una parte le critiche, a mio avviso sempre costruttive, e dall’altra l’incitamento a dare il tutto per tutto per scongiurare un ritorno alla restaurazione hanno consolidato i rapporti con la Giunta, a tal punto da essere nelle condizioni di accettare con gioia la proposta di una candidatura avanzatami dell’assessore alla Mobilità Urbana, Gaetano Cacciola. Durante il mio mandato, proprio a quest’ultimo, ho indirizzato sia le critiche più aspre, sempre in difesa dei miei concittadini, ma, quando doveroso, anche i ringraziamenti più sentiti. L’ordinanza sulla viabilità estiva nel villaggio di Torre Faro è fulgido esempio di ottima e proficua collaborazione con l’Amministrazione. Con convinzione affermo che la gestione della città ora fa gola a tanti, a troppi, e non possiamo rischiare di dover cedere ai morsi della fame consegnandola nuovamente a chi ci ha ridotto all’elemosina. Assolverò dunque, fino alla fine del mandato, alle funzioni di consigliere, proponendo ove richiesto e opponendomi se necessario come sempre, ma non sceglierò mai Barabba.

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L’amministratore che vorrei.

Cos’è la politica per te? Dovremmo essere tutti in grado di saper rispondere a questa domanda tutt’altro che semplice e scontata. Ma soprattutto dovremmo essere noi, che ci candidiamo a rappresentare i cittadini, ad aver chiaro il significato del ruolo. Amministrare una città, un quartiere o una nazione comporta prima di ogni altra cosa spirito di sacrificio. Il candidato che avrai scelto sarà pronto a rinunciare alla propria vita personale? Quando squillerà il suo telefono sarà disposto a mollare tutto per ascoltare chi dall’altra parte della cornetta gli chiede aiuto? Quando gli verrà prospettato un problema di interesse comune da risolvere, sarà in grado di individuare tutte le risorse necessarie per affrontarlo concretamente? Tu che stai leggendo queste poche righe, quando sarai chiamato ad esercitare uno dei tuoi più importanti diritti, il voto, dovrai rispondere a queste semplici domande. Le elezioni amministrative, più di ogni altra competizione elettorale, prevedono la discesa in campo di una miriade di candidati. La stragrande maggioranza degli schieramenti in gara, comporrà le proprie liste con tre tipologie di candidati, i big, i portatori sani di voti ed i riempi lista. Sei in grado di rispondere alla prima domanda, cos’è la politica per te? Se la risposta si sposa anche con le domande successive, allora sarai in grado di attribuire il giusto valore al tuo più grande potere.

Differenziata e libero arbitrio.

Mi costa fatica, e forse anche un po’ di fastidio, prestare il fianco ai vari pretendenti al trono, ma se chiunque si è sentito all’altezza del ruolo, presentando la propria candidatura a Sindaco di Messina, la colpa è proprio dell’attuale Amministrazione. Mi ero ripromesso di lasciar trascorrere gli ultimi mesi, della mia e della loro esperienza amministrativa, senza i consueti e motivati attacchi, tipici di chi svolge il ruolo di consigliere di minoranza. Più volte ho spronato l’Amministrazione a dare il tutto per tutto per salvare quanto di buono fatto. Ho chiesto alla Giunta Accorinti di fare il possibile così da poterci trovare, forse un giorno, a fare l’impossibile, ma evidentemente, non sono sufficientemente motivati a competere per un secondo mandato. Insieme ai colleghi della VI Municipalità, come si usa dire oggigiorno, c’ho messo la faccia, seguendo tutte le operazioni propedeutiche alla raccolta differenziata partita su parte di territorio di nostra competenza. I consiglieri della VI Municipalità, in più occasioni, hanno partecipato alla distribuzione dei necessari Kit forniti dalla Messinambiente. Chiunque potrà confermare, che i cittadini non sono mai stati abbandonati, che abbiamo fornito tutte le informazioni in nostro possesso per il corretto conferimento dei rifiuti. Ma si sa, Messina è quella città dove, purtroppo, non bastano i buoni propositi, gli appelli al senso civico, ma si rendono necessari interventi di natura repressiva e sanzionatoria. Il libero arbitrio risulta decisamente inefficace. Non sono mai stato incline all’adozione di azioni repressive, ho sempre preferito la prevenzione, ma quando i pochi influiscono negativamente sulla vita di comunità diventa indispensabile. L’esperienza fallimentare della raccolta differenziata porta a porta nel villaggio di Torre Faro lascia l’amaro in bocca. Si sono spese energie, che alla fine non sono state incanalate per raggiungere il successo auspicato. La mia rabbia è principalmente per la delusione di quei cittadini, che con grossi sacrifici si adoperano per rispettare quanto richiesto dall’Amministrazione, e dal buon senso, ma di contro vedono vanificarsi i propri sforzi. I cittadini diligenti non sono gli unici a pagarne le conseguenze. Infatti, gli operatori addetti alla raccolta differenziata della Messinambiente sono costretti a ritirare i nostri rifiuti, anche non correttamente differenziati, per evitare che ammorbino le vie del paese. Ad aggravare la situazione ci pensano quei cittadini, che hanno palesemente frainteso il termine porta a porta, trasferendo i rifiuti personali dalla porta della propria abitazione a quella del vicino o peggio ancora agli angoli delle strade cittadine. Con l’allungarsi delle giornate, si risveglia la voglia di abbandonarsi a piacevoli passeggiate lungo le vie di Torre Faro, da sempre meta per messinesi e non. Per coloro che dovessero riuscire a percorrere più di 100 metri senza infortunarsi, per via del manto stradale dissestato (questo necessita un capitolo a parte), la vista che accompagnerà le loro passeggiate farà il paio con gli odori che risaliranno le sfortunate narici, rendendo l’esperienza indimenticabile. Dunque, mi chiedo e vi chiedo, si potrà continuare a parlare di sviluppo economico legato al turismo, in queste condizioni?

L’altruismo autolimitante dei Sanò

Ho sempre pensato che mio padre fosse una persona umana e amorevole con il resto del mondo, con tutti e dico proprio tutti, tranne che con i suoi cari, la sua famiglia. Ho sempre pensato che anch’io, per uno strano sortilegio, fossi costretto a dover convivere con il mio altruismo autolimitante, che inizia appena apri la porta di casa e termina appena ci fai ritorno. Ho sempre pensato che anche mia sorella fosse stata colpita dal morbo dell’altruismo autolimitante e direi che dopo 40 anni di esperienza, la diagnosi sia stata centrata. Perché tutto questo discorso assurdo sull’essere amorevoli e disponibili solo con gli estranei? Perché oggi ho rubato un’immagine di mio padre che mi ha aperto in due, mi ha scardinato come una vecchia porta. Le persone che hanno segnato reciprocamente la loro esistenza erano finalmente unite, senza barriere, senza rimproverarsi niente, senza lasciare spazio alle cicatrici di rifarsi vive. Mio padre aveva un volto differente ed era seduto di fronte a mio nonno. Mio nonno stava terminando il suo pranzo seduto dietro la porta finestra ed era sereno. Tutti eravamo sereni. La coppola di panno con inserti in velluto che indossavo aveva catturato la loro attenzione, il primo a volerla provare è stato mio padre ma si è rivelata indubbiamente piccola per lui. Mio nonno invece, con dimestichezza, la gira rapidamente ed esclama: << è 55 come i miei cappelli>> e la indossa perfettamente. Mio padre ci sfodera uno dei suoi più bei sorrisi e dice: <<avete la stessa testa>>, sottendendo chiaramente anche altro.

Scritti senza pretese

Pensieri

Si rincorrono i pensieri come fossero bambini al parco,

li conto e li riconto e sono sempre loro.

Un soffio mi risveglia dal torpore,

so cos’è ma ho paura a dirlo.

Sto forse sbagliando? L’impalpabile mi rianima per un attimo.

Le immagini si fanno sbiadite e tutto scompare.

Poi riappaiono con il loro profumo e un calore mi pervade.

Alba dopo alba tutto si ripete.


Amarcord

È fermo lì, in un angolino, sta buono buono, in attesa

di un momento.

Mille colori, note e sorrisi mi legano alla vita.

Sono frastornato,tutto all’improvviso, entro e trovo il paradiso.

Sfumature di oro e smeraldo per due occhi che fanno ubriacare.

Goffo per com’ero non tenevo il ritmo ma il fuoco divampava e così

andavo a ruota libera.

Aspettavo qualcosa che non esiste, forse un segno.

Ecco ci risiamo.

La delusione, la sconfitta, l’amarezza per un’età che ora rivorrei.

Apro lo sportello, accenno un inchino e ritorno al mio destino.


Velluto

Caddi nel tranello di una luce che ancora cerco,

Nessuno può dire cosa sia stato, accadde.

Tra tutti i me ci fu l’unanimità, perciò avvenne.

Ho bisogno di sapere, cerco risposte che non si possono inventare.

Non è lo scintillio del verde, nè la piega armoniosa delle labbra, nè la pelle vellutata.

Ne sono certo è il suo attraversarmi, ne sono persuaso è il suo portarmi alla realtà.

Ma cos’è la realtà senza l’inganno di una luce che non vuole scaldarti?

I miei me lo sanno già, si sono arresi a quello che pigia i tasti e

che vede con gli occhi chiusi.

Noi ci siamo


Un angolino

I bagliori delle prime luci mi pizzicano le guance,

mi picchiettano sulla spalla.

Sono trascinato scompostamente nei meandri già percorsi.

L’intensità mi porge la mano e mi sussurra ciò che serve.

Sono sempre io, lo sono sempre stato.

Il quadro aveva già abbandonato il muro senza preavviso.

Infinite volte ho visualizzato una parete dove appenderlo,

ma non s’intonava con i miei sogni.

Non è un miraggio, non è una visione onirica, ho trovato quell’angolino

e il muro reggerà.


Speranze

Il rumore del vento non riesce a coprire il frastuono delle ossessioni,

potrei contare ogni singola onda e non quietarmi.

Nel labirinto di cui conosco già l’uscita, non ti trovo,

ad ogni passo mi allontano.

Mi siedo e aspetto, un flebile cenno, una parola non proferita.

Analizzo e sprofondo, poi riemergo strizzo i panni della speme e

attendo.


Violato

L’ultimo respiro, comando pace e serenità,

socchiudo gli occhi e i muscoli obbediscono.

Atterro come un aliante, lo sguardo è vigile.

Attendo un segnale, ormai è un automatismo,

i battiti scandiscono il tempo ma i pensieri

d’improvviso cambiano direzione, formano vortici,

sei qui con me, dannazione devo risalire.

Ho smarrito il senso dell’essere qui, non posso evitarti.

Il rifugio di tante avventure non è più al sicuro,

le barriere sono violate, vengo attraversato.


Scirocco

È un minuscolo particolare a cui non dai peso,

ti mancano altri dettagli per capirlo.

Sei ansioso e non sai dartene una spiegazione,

attendi e non sai cosa.

Quando meno te lo aspetti la nebbia si dirada,

intravedi l’immagine sempre più nitida.

C’è sempre stata seppur ben celata

L’afoso vento scombussola i destini spazzando

ciò che non si è mai appreso.

È tornata la foschia lei è andata via.


Il Terrazzo

Un invito celava il preludio,

sfacciato come chi tutto può e nulla teme, lo raccolsi.

I brividi mi caricavano di aspettative,

quella scala sembrava infinita.

Dove sono? mio fratello è accanto a me come sempre.

Un attimo per capire, una vita per guarire.

Ho ancora gli occhi di Kabir e posso sferrare quel colpo.

Il destino è compiuto, il sette è arrivato.

Vinta la battaglia rimane solo la voglia di tornare alla guerra.

Una fessura incoraggia la luce ma il buio rimane,

sono irrequieto non vedo il terrazzo, voglio combattere.

Vinco ancora è sono triste, ora è cemento.

La luce entra ma non vedo.

Dove sono i colori? Oggi non riesco a scorgerli.

Mio fratello è via ed io sono smarrito.

Ho bisogno di sangue, sono appassito.

Sono io il nemico ma un fazzoletto stavolta mi salva.

È ancora penombra, intravedo un colore.

Il sette è tornato, nulla ha salvato.


Terra

Luce verde nell’oscurità, via d’accesso sorvegliata.

Terra di Eolo, generosa con chi dimora. Ingannata nei disegni. Offesa nel ricordo.

Riesci ancora a perdonare?


Il sentiero

Inciampai innumerevoli volte e continuo a farlo,

dalle asperità della terra tutto appare ben definito.

Destarsi dall’incertezza diradando la nebbia è la via,

indugiare oltre mieterebbe ancora.

Non basta un plenilunio, né un tuffo ardito a portare luce

là dove mi sono perso, ogni sforzo è insufficiente.

So di essere vicino, scorgo un chiarore, lo fiuto,

rimango sul sentiero.


Bisbigli nella risacca

Vi ho accolto come foste figli miei e forse lo siete stati,

Per secoli vi ho sfamato, vi ho ispirato.

Avete imparato a scrivere per narrarmi,

con morbidi pennelli avete provato a spiegarmi.

Vi ho dato tutto me stesso ed in cambio non vi ho chiesto nulla.

Ho visto padri insegnare ai figli, nonni ai nipoti e così per generazioni.

Tutti a prendere, nessuno a dare.

Ma quanto potrò resistere?

Sto perdendo le mie tinte, sto rimanendo solo ed a poco a poco mi spengo.

Che farete quando sarò morto? Dove porterete le vostre donne ad innamorarsi?

Di cosa parlerete nei vostri versi? Cosa dipingerete con i vostri pennelli?

Che storie racconterete ai vostri nipoti?


Anatomia del pianto

Un pensiero, un motivetto, un’immagine.

Lacrime nell’oscurità, lacrime nel silenzio.

Sembrano infinite, seguono un percorso

che vorrei percorrere a ritroso fino all’origine.

Mi rassegno ne produrrò ancora.


Il costumino rosso

Tra i tanti ricordi che trovano posto tra le pieghe delle mia memoria, quello che emerge più spesso, prepotentemente, vorticosamente, descrive uno stato d’animo, un carattere e forse un desiderio.

Macchie di colore, ognuno col proprio significato, con la propria simbologia.

Un albero con un fusto marrone altissimo, una folta chioma verde.

In primo piano, un bambino, io, un corpo che racconta una breve storia d’altri tempi, scuro come il tronco, vibrante come corda, scattante come molla.

Il costumino, quello rosso, il mio preferito, mi riporta al mare, la mia casa.

Un’altalena, la voglia di rimanere sospeso tra cielo e terra, osservo il mondo alla rovescia.

La grinta, la curiosità, la voglia d’avventura li porto ancora addosso.

I colori sono sempre gli stessi, solo un po’ sbiaditi, ma è in giornate come questa che senti il bisogno di ritrovarli tutti, uno dopo l’altro, ognuno col proprio significato, con la propria simbologia.

Dalla terra la stabilità, dal mare la forza, dal cielo la leggerezza, il fuoco, dentro.

Lotta alla pesca illegale nel sottocosta: il valore del team

Abbiamo giocato una partita difficile e se porteremo a casa una vittoria sarà tutto merito del lavoro di squadra. Sicuramente, il compito più gravoso è stato quello di spronare costantemente i dirigenti regionali alla pubblicazione dell’avviso di manifestazione d’interesse per la selezione di un progetto, rispondente alle caratteristiche della misura 1.40 lettera B del FEAMP. Giorno 7 novembre, dopo tanti inviti, è stato pubblicato l’avviso e da quel giorno è partito il conto alla rovescia, poiché avevamo solo un mese di tempo per presentare quanto richiesto dal Dipartimento Pesca Mediterranea diretto da Dario Cartabellotta.

Il team, con un giorno d’anticipo rispetto alla scadenza dei termini di presentazione, ha risposto con il progetto M.A.S.T.E.R. che prevede la realizzazione di un’areale dedicato, attraverso l’immersione di moduli che contrastano la pesca a strascico illegale con “Unit Reef e gli stop net” posti entro le tre miglia dalla linea di costa ed ad una profondità tra i venti ed i quaranta metri. Oltre al posizionamento delle barriere che impediscono l’azione distruttiva delle reti vengono previste anche delle piastre esagonali messe a piramide che riproducono le condizioni per il ripopolamento della fauna ittica.

La più grande fortuna è stata avere al mio fianco professionisti competenti, che hanno risposto prontamente alle necessità dettate dallo stato d’urgenza. Fondamentale il ruolo, del Prof. Giovanni Grassi, direttore del Dipartimento Chibiofarm dell’Università degli Studi di Messina, della Prof.ssa Nancy Spanò e del Dott. Gioele Capillo dello stesso dipartimento, che hanno prestato la propria opera per la stipula della necessaria convenzione con il Comune di Messina ed altri importanti documenti propedeutici. A seguire gli aspetti tecnici per la partecipazione alla manifestazione d’interesse, nel pieno rispetto di quanto previsto, c’è stato il capacissimo RUP del progetto MASTER, l’architetto Francesco Falcone col quale ho condiviso, paure, tensioni e carichi di lavoro. Impareggiabile la competenza del progettista Guido Beltrami che ha lavorato gratis anche di notte. Comunque mi sento di dire, che il rispetto dei tempi e la qualità dell’opera prestata dai migliori professionisti, a nulla sarebbero valsi se a guidarci non ci fosse stato il comune amore per il mare, nostro e di oltre 33.500 persone che hanno sottoscritto una petizione a sostegno della battaglia contro la pesca illegale nel sottocosta. La forza della petizione è stata tale che si è guadagnata l’onore di una citazione all’interno dell’avviso della manifestazione d’interesse, che con orgoglio allego alla presente. Concludo ringraziando l’Amministrazione comunale che ha saputo cogliere l’importanza del momento, tralasciando lo schieramento politico da cui proveniva la richiesta d’aiuto e approvando immediatamente la convenzione con l’università, consentendo così la presentazione di tutta la documentazione entro I tempi previsti. Ora incrociamo tutti le dita ed attendiamo il responso della commissione regionale. Sono fiducioso e una cosa me la lascio sfuggire, alle ore 12 di oggi, ultimo giorno utile, il nostro era l’unico progetto giunto in Regione.

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoregionaledelleRisorseAgricoleeAlimentari/PIR_DipPesca/PIR_FondiUnioneEuropea/PIR_FEAMP20142020/PIR_Azioniatitolarita/PIR_MisuretitolaritaPriorita1/Avviso%20manifestazione%20interesse%20Progetto%20CAPO%20PELORO.pdf

https://www.change.org/p/fermiamo-questa-pesca-illegale-stanno-svuotando-il-nostro-mare

Cordiali saluti,

Giuseppe Sanò

La fortuna di chiamarsi Giuseppe

Mi sento come Nanni Moretti in una scena del film Aprile, quando davanti al televisore assisteva nevrotico alla trasmissione Porta a Porta e urlava: D’Alema reagisci, rispondi, dì qualcosa. Reagisci… e dai…dai… reagisci, rispondi. D’Alema dì qualcosa, reagisci…dai…dì qualcosa, D’Alema rispondi. Non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi. D’Alema dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D’Alema dì una cosa, dì qualcosa, reagisci…

Anche a Messina si aspetta qualcosa di sinistra, anche non necessariamente di sinistra, magari di civiltà, di umanità ed invece i comunicati stampa e “le reazioni a caldo” arrivano sempre da destra, come se si debba applicare il codice stradale. In tre distinte circostanze, le vicende della Villetta Quasimodo, dell’hot spot di Bisconte e dello Sprar di Curcuraci, si sono susseguiti in ordine cronologico, comunicati stampa nazionalpopolari, per usare un eufemismo, e repliche dell’Amministrazione. Per quanto si legga, anche chiaramente, lo sforzo di contrastare la deriva razzista da parte dell’Amministrazione, non si riesce a comprendere né il senso degli interventi ex-post né l’assenza quasi totale di repliche provenienti dalla sinistra cittadina. È oramai chiaro, che in città una parte della politica cavalchi le preoccupazioni di molti cittadini per il fenomeno della migrazione, e i timori si diffondono alla velocità della connessione internet, alimentandosi con le dirette Facebook e con i videodenuncia costruiti ad arte. Infatti, le diverse situazioni, sfruttate nel peggiore dei modi, come risposte ad un finto bisogno, vengono segnalate tempestivamente sui social. Ma i tanti, come me, che credono nell’accoglienza reale e nell’integrazione, ritengono che non solo servano interventi ex-ante per prevenire occasioni che diano adito alla propaganda filo-razzissta, ma che ci siano prese di posizione chiare, nette e distanti da parte di quella sinistra che ambisce a definirsi tale. Nessuno nega che la gestione dei migranti, come ama definirla qualcuno distaccatamente, sia complessa e che necessiti di interventi atti ad un’integrazione concreta che guardi principalmente al rispetto dei diritti umani, ma dobbiamo fare anche i conti con barriere culturali che rischiano di divenire veri e propri muri in cemento armato. Di sovente, ci si dimentica che quando si fa riferimento alla gestione migranti si sottende al vero oggetto della questione, esseri umani. Di certo, nessuno pretende che debba essere Messina a cambiare prassi e modalità d’accoglienza, ma può essere un buon punto di partenza occuparsene fattivamente, prevenendo avvenimenti che possano pregiudicare il buon esito dell’integrazione. In un momento particolarmente complesso, costellato di criticità economiche ed occupazionali, facce della medesima medaglia, chi è privo di contenuti e di idee si rifugia dietro la sempre efficace politica del capro espiatorio, che finisce per concentrarsi esclusivamente sul più debole. La politica non può permettersi di discriminare il bisognoso per identità, religione o colore della pelle, non possono esistere discriminanti e indicatori di priorità, perché l’essere nato in condizioni favorevoli, a prescindere dall’area geografica, non dipende dalla nostra volontà. Per essere ancora più espliciti, nessuno di noi, può scegliere in quale parte del mondo nascere ed in quale contesto economico-familiare, dunque proviamo a mettere in pratica un po’ di reale cristianesimo, di cui rivendichiamo ad ogni piè sospinto i principi d’umanità, fratellanza e solidarietà. Con le parole di Nanni Moretti ho iniziato questa breve riflessione e con le sue voglio terminarla: “Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza…” ( Caro Diario)